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 Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)

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bippico
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MessaggioTitolo: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Lun Apr 14, 2008 4:32 pm

Vieni avanti decretino (Estratto)
Marco Travaglio da l’Unità del 5 aprile 2008

C'è un tema che tutti capiscono e molti condividono, non solo a sinistra: la liberazione della tv dalla politica. Fuori i partiti dalla Rai, fuori Berlusconi da Mediaset o dalla politica, tetto antitrust di una rete per ogni soggetto privato, mercato aperto a nuovi soggetti. E qui veniamo alla cattiva notizia da Palazzo Chigi: il 1° aprile (e quando, se no?) il Consiglio dei ministri ha varato un decreto per l'immediata esecuzione di tutte le sentenze della Corte europea di giustizia di Lussemburgo.

Tutte tranne una: quella del 31 gennaio 2008, che dichiara illegittime le nostre leggi sulla tv perché consentono a Rete4 di trasmettere sulle frequenze analogiche che spettano a Europa7 in virtù della celebre gara per le concessioni nazionali del 1999, vinta da Europa7 e persa da Rete4. Perché mai quella sentenza no e tutte le altre sì? “Perché - spiega il ministro Emma Bonino - non aveva carattere di urgenza. Se si trova una soluzione, può essere presa in considerazione più avanti o in un secondo decreto”. Più avanti? Secondo decreto? Ma il governo è agli sgoccioli e tra un mese - se tutto va male - potrebbe insediarsi il governo Berlusconi III. La lasciamo eseguire a lui la sentenza che manda Rete4 su satellite? Cos'è, un pesce d'aprile?

Proprio l'altroieri, sul Sole-24 ore, il consigliere di Mediaset Gina Nieri dettava la linea ai partiti. Questa gente è talmente abituata a scriversi le leggi su misura, da avere smarrito ogni pudore. “Nella vulgata dei Grillo e dei Di Pietro - dice la Nieri - Rete4 è illegale e usurpa le frequenze di Europa7. Ma non lo è affatto: lo provano le leggi approvate dal 2003 in poi”. Cioè il decreto salva-Rete4 e la Gasparri, fatte da Berlusconi pro domo sua e bocciate dalla Corte europea, come pure la Maccanico del '97 e il principio ispiratore della Gentiloni, per via dell'infinita “fase transitoria” che mantiene lo status quo in attesa del mitico, anzi mitologico digitale terrestre. Aggiunge la Nieri: “Dai programmi del Pd e del Pdl Mediaset non ha nulla da temere”. Anzi quello del Pd le piace tanto perché “non c'è il tetto del 45% alla pubblicità”. Insomma, sarebbe ancor più favorevole a Mediaset della già blandissima Gentiloni (peraltro mai approvata).

Ecco cosa potrebbe dire Uolter, facendo un po' di compagnia a Di Pietro: che Berlusconi e le sue Gine non han capito nulla: il primo decreto del suo governo raderà al suolo la Gasparri (risparmiando all'Italia l'annunciata supermulta europea di 300 mila euro al giorno, retroattiva dal luglio 2006), libererà la Rai dai partiti e dalla loro Vigilanza, e applicherà la sentenza europea e le due note sentenze della Consulta: cioè leverà le frequenze a Rete4 e le darà a Europa7.
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Matteo Anastasio



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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Mer Apr 16, 2008 7:56 pm

Ciao
tra le altre cose si potrebbe leggere dallo "scanitiello" una breve sintesi sulla legge gasparri. ho visto che ci si può facilmente informare anche solo facendo un giro su wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Gasparri

Ora comunque do' un occhiata per gli articoli. Io pensavo che potrebbe anche essere d'effetto il discorso tenuto da Enzo Biagi cacciato dalla rai... ricordate? Mo' vediamo..

matteo
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bippico
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Ven Apr 18, 2008 10:25 am

Salve a voi,
eccomi di nuovo nella metropoli, dopo la botta...
Ho trovato questo articolo di Travaglio sul TAZ (15.04.08), lo trovo semplice ed efficace, che ne dite lo potremo usare come materiale aggiuntivo per il 25 aprile?. Fatemi sapere.

A presto
Tiziano


Autor über Berlusconis Erfolg

"Groß darin, Leute zu kaufen"

Berlusconis Erfolg entspringt seiner Medienmacht und dem Unvermögen der Linken, sagt der Autor Marco Travaglio. (MARCO TRAVAGLIO, 43, ist Journalist und Autor mehrerer Bücher über die Korruption in Italien).

"Gegen einen Gegner zu gewinnen, der zwei Drittel des öffentlichen und hundert Prozent des Privatfernsehens kontrolliert, ist fast unmöglich."

taz: Was ist das für eine Linke, die es partout nicht schafft, den völlig unpräsentablen Berlusconi zu schlagen?

Marco Travaglio: Gegen einen Gegner zu gewinnen, der zwei Drittel des öffentlichen und hundert Prozent des Privatfernsehens kontrolliert, ist fast unmöglich. Diese Wettbewerbsverzerrung macht sich ja nicht nur am Wahltag bemerkbar. Jeden Tag, jede Stunde, jede Minute dienen diese Fernsehsender dazu, die Wähler das vergessen zu lassen, was sie aus Berlusconis Sicht vergessen sollen, und ihnen bloß das zu zeigen, was er sie sehen lassen will. Dieses Experiment, das Italien seit Jahren erlebt, ist in westlichen Demokratien einzigartig.

Aber in den letzten 14 Jahren haben die Mitte-links-Parteien doch fast sieben Jahre lang die Regierung gestellt.

Und sie tragen große Verantwortung für die jetzige Situation. Sie haben sich unfähig gezeigt, dieses Problem zu lösen. Wie der große Intellektuelle Norberto Bobbio vor Jahren schon sagte: Man schafft es nicht, Berlusconi die Kontrolle übers Fernsehen zu entreißen, eben weil er die Kontrolle übers Fernsehen hat. Ihm ist es gelungen, halb Italien davon zu überzeugen, dass eine Einschränkung seiner Medienmacht nicht ein Fortschritt für die Demokratie wäre, sondern eine kommunistische Enteignung.

Also alles ein Erfolg der Propaganda?

Berlusconi ist auch groß darin, Leute zu kaufen und zu bestechen - ich meine das nicht im strafrechtlichen Sinne. Aber wann immer es um die Entscheidung ging, ob die Linke wirklich gegen seine geballte Medienmacht vorgehen sollte, sind viele ausgeschert, aus Angst oder auch weil Emissäre aus dem Berlusconi-Lager sie kontaktiert hatten.

Dieses Mal spielte die Tatsache, dass Berlusconi eine Anomalie darstellt, im Wahlkampf gar keine Rolle mehr. Hat die Linke diesen Kampf aufgegeben?

Natürlich ist es schwieriger, eine Anomalie zu thematisieren, die in der öffentlichen Meinung gar nicht als solche wahrgenommen wird, sondern der Versuch, sie anzusprechen, als unseriös angesehen wird. Das gilt umso mehr, als die Linke selbst dieses Problem ja nie gelöst hat und deshalb kaum noch glaubwürdig ist, wenn sie diese Geschichten wieder hervorholt.

Walter Veltroni hat völlig auf eine Polemik gegen Berlusconi verzichtet. Ist er einer jener linken Politiker, die Berlusconi nicht wehtun?

Das ist nicht gesagt. Veltroni hat das Image des Gutmenschen, kann aber auch knallhart sein. Gut möglich, dass er Silvio Berlusconis Interessenkonflikt endlich einer Lösung zuführt, wenn er denn je die politische Chance dazu bekommt.
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Dom Apr 20, 2008 4:03 am

Ué vi mando una 20ina di righe sul finanziamento pubblico all'editoria, a me sembrano simpatiche ed efficaci. Buona lettura.

Tratto da:

"Più guardo al sistema editoriale italiano e meno ci capisco… L’unica cosa certa è che a guadagnarci non è mai la libertà di informazione.

Vi spiego da dove deriva la mia perplessità: la Tosinvest, il gruppo economico della famiglia Angelucci che opera nell’ambito sanitario, sta per acquistare l’Unità (l’ex giornale del Partito Comunista Italiano, fondato da Antonio Gramsci). Fin qui non ci sarebbe niente di male, se non fosse che gli Angelucci sono editori anche di Libero (giornale filo-berlusconiano) e de il Riformista (giornale d’opinione che guarda alla sinistra moderata, diciamo centro-centro-sinistra).

Non basta: la raccolta pubblicitaria dei giornali controllati dagli Angelucci è gestita da una società che appartiene al 50% a Daniela Santanchè, ex esponente di An e oggi portavoce de La Destra. E c’è dell’altro: Vittorio Feltri, direttore di Libero, è anche consigliere di amministrazione della Tosinvest.

A parte che io non riesco a capire come lo stesso editore possa essere proprietario di tre giornali con tre orientamenti politici diversi e spesso opposti, c’è il rischio che l’Unità dipenda dalle decisioni di Feltri e che sia soggetta per i finanziamenti dalla portavoce del nuovo partito che sta
un po’ più a destra di Fini.

Pochi conoscono le normative in merito ai contributi all’editoria e i nostri cari editori ovviamente fanno di tutto per non diffondere la notizia. Per legge, ad esempio, se un prodotto editoriale riceve finanziamenti pubblici, questo dovrebbe essere segnalato all’interno del quotidiano o della rivista, ma spesso ciò è scritto molto piccolo (serve quasi la lente di ingrandimento per vederlo) o in modo che nessuno pur leggendo capisca
nulla (Su Libero, ad esempio, c’è solo scritto: contributi diretti legge…7 agosto 1990).

In Italia, non solo non ci sono editori puri, ovvero editori che si occupano solo di editoria e che guadagnano soldi solo attraverso i giornali che stampano (essendo per questo più liberi e meno condizionati), ma le testate giornalistiche ricevono pure finanziamenti dallo Stato. E poi ci lamentiamo che l’informazione in Italia non è libera, per forza!!! ;-)
Credo che in nessun altro Paese democratico succeda qualcosa del genere. I giornali si devono pagare all’edicolante e non all’esattore delle tasse!!!

La cosa assurda è che i soldi pubblici vanno praticamente a chiunque. Con le tasse di tutti, ad esempio, arrivano contributi alla Gazzetta di Foligno (ma i Valdostani o i Siciliani perchè devono pagare la Gazzetta di Foligno, con tutto rispetto per i folignati!!!), Giornata della comunità parrocchiale (il nome è tutto un programma!!!), Ortobene (Cosa?!), Distribuzione carburanti, Notizie settimanali della diocesi di Capri (la pagano anche gli atei e tutti i credenti di ogni altra diocesi italiana!!!), Noi donne (la pagano anche gli uomini!!!), Sportsman – Cavalli e Corse, ecc. ecc."
Provo ad aggiungere il link. Saluti.
salpetti :
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Dom Apr 20, 2008 4:04 am

tentativo fallito miseramente...
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Lun Apr 21, 2008 3:16 am

Ed ecco una piccola introduzione al problema del finanziamento pubblico all' editoria.

Tratto da ciangoblog

La civiltà di un Paese si può valutare anche guardando ai contributi che esso stanzia per il pluralismo della propria informazione? Se così fosse, dovremmo avere un'opinione piuttosto bassa della civiltà dell'Italia.
Immaginiamo di vivere nel Paese dell'Informazione, dove esistono 10 imprese private che fanno informazione, 3 tv e 7 giornali. Queste 10 imprese operano in condizioni di mercato del tutto libero, e vivono esclusivamente delle vendite: di pubblicità e, per i giornali, delle copie.

Gli inserzionisti pubblicitari, che guardano al portafoglio, decidono di investire tutti i loro soldi in televisione, perché il pubblico guarda quella e legge poco. I 7 giornali protestano duramente, dicendo che così li si costringe a chiudere, con perdita di pluralismo (e lesione del dettato costituzionale).

Segue quindi il primo intervento del legislatore a correggere il mercato editoriale: per legge, almeno un quarto degli investimenti pubblicitari dovrà finire alla stampa. Ma anche così i 7 giornali arrancano, stremati dalla concorrenza televisiva. Cinque di loro trovano subito la soluzione: diventare attraenti, come la televisione, o quasi. Inseguirla a colpi di informazione spettacolarizzata, gridata, intrisa di gossip e di gadgets. Diminuisce la qualità dell'informazione, ma aumentano i lettori, e i bilanci tornano a quadrare, anzi diventano floridi, per la gioia degli editori.

E gli altri 2 giornali? No, quelli hanno deciso di non compromettere la qualità della loro informazione, e di continuare a privilegiare l'approfondimento e l'inchiesta, per quanto meno attraenti per il pubblico, che infatti diminuisce, e con esso gli investimenti pubblicitari. I bilanci iniziano ad avere buchi enormi e allora i 2 giornali decidono di farsi sentire, perché la loro chiusura significherebbe perdita di pluralismo (e lesione del dettato costituzionale).

Ed ecco il secondo intervento del legislatore a correggere il mercato editoriale. I 2 giornali hanno ragione, meritano un finanziamento pubblico. Cioè, meritano che la collettività decida di contribuire alla loro esistenza come si contribuisce all'esistenza del trasporto pubblico o del servizio di approvvigionamento di acqua nelle case. In altre parole, meritano tutela in nome della massima di Victor Hugo: “Non essere ascoltati non è un buon motivo per tacere”.

Un bene per il pluralismo

Il finanziamento all'editoria nasce dunque dall'esigenza di finanziare chi decide di non trattare l'informazione come una merce al pari delle altre, per permettere anche a tali soggetti di farsi udire. Il finanziamento pubblico all'editoria, quindi, di per sé, non è qualcosa di negativo. Tutt'altro. Senza di esso, rimarrebbero udibili solo le voci di chi confeziona un'informazione attraente, dipendente dagli imperativi del mercato, non importa se di qualità o meno.

Peccato che nella foga di condannare l'attuale regime di finanziamento pubblico all'editoria, si sia finito col generalizzare...l'impressione ricavabile e ricavata dai più è stata: “è una porcheria, meglio abolirlo”. Le documentate inchieste sulle storture del sistema, infatti, non sono purtroppo state precedute da una premessa a nostro avviso essenziale e doverosa: il finanziamento pubblico all'editoria (se erogato correttamente) garantisce il pluralismo.

La domanda chiave non è dunque “finanziare o no l'editoria?”, ma “chi finanziare?”.



Forse va integrato con qualche altro articoletto, d' altro lato non deve essere una bibbia (per Bippico: 'nu papiell).
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Lun Apr 21, 2008 4:06 am

Ed ecco un paio di cifre, adesso sono diventato prolisso lo so, ma che devo fá, m divèrt!
E poi questo é il prezzo da pagare per l' informazione:
un pó del vostro tempo.
se non sbaglio l' ho preso da freefans.net
alcune cifre da HAVE FUN!


La legge- come viene creata e modificata:
-1981 nasce una legge x aiutare i giornali di partito che non sono in grado di reggersi da soli(ad oggi una tale legge farebbe spendere allo stato 28 milioni di euro)
-1987 da ora bastano 2 deputati che dichiarino che il giornale sia organo di un movimento politico
-2001 da ora (a parte quelli che beneficiano dall’81) i giornali devono diventare cooperative e siamo così arrivati a sborsare 667milioni di euro all'anno.

I giornali dichiaratamente di partito per avere i contributi statali devono essere appoggiati da un gruppo parlamentare che è formato da almeno dieci deputati,
non hanno il vincolo del 25% di vendite, si calcola una percentuale sui costi e la tiratura.
-L’Unità è l’organo dei DS : 6.400.000 euro all’anno.
Vende 60.000 copie ma ne stampa 140 mila. Esce 7 giorni su 7 con 30 pagine ed ha varie edizioni locali; ha 86 giornalisti.
-Europa è l’organo della Margherita: 3.138.000 euro all’anno. Vende meno di 5.000 copie ma ne vengono stampate 30.000. Esce 5 volte a settimana ed ha 20 giornalisti.
-Il Secolo d’Italia organo di AN, 3.098.000 euro all’anno. Vende 2000-3000 copie ed ha 25 giornalisti.
-Liberazione è l’organo di Rifondazione Comunista: 3.718.000 euro all’anno. Vende 15 mila copie, ha 14 pagine ed ha 31 giornalisti (e 20 poligrafici)
-Padania organo della Lega: 4.028.000 euro l’anno. Vende 22.000 copie.
-Notizie Verdi organo dei Verdi: 2.500.000 euro (nel 2005). Tre giornalisti e due praticanti e il giornale (composto da 2 pagine) viene spedito agli abbonati e …volantinato
-Il Campanile organo dell' UDEUR : 1.153.000 euro. Tira 3000 copie, 100 vengono spedite agli abbonati e le altre regalate
-La Discussione organo della Democrazia Cristiana: 2.582.000 euro.
-Radio Radicale, che percepisce 4.132.000 euro
Giornali che usufruiscono della firma dei 2 deputati: il contributo statale si basa sui costi e sulla tiratura. Più copie stampi più aumenta il contributo ma devi venderne almeno il 25% della tiratura.Per fare numero molti vendono sottocosto il giornale (10 centesimi) o regalano copie ad alberghi, sottopassi della metro o ambulatori.
Dal 2001 questi giornali sono stati trasformati per legge in cooperative (hanno diritto ad un trattamento particolare) ma lo stato ha concesso loro di non adempiere agli obblighi delle cooperative dove i dipendenti sono soci, qui sono dipendenti e basta.
-Il Foglio 3.500.000 euro,vende 13.000 copie
-Libero 5.371.000 euro
-Il borghese 2.500.000 euro (non esce in edicola)
-Il riformista 2.179.000 euro (non esce in edicola),vende 2000 copie ed ha 4 pagine
-L'opinione 2.000.000 euro,vende 3-4000 copie (non esce in edicola)
-Linea 2.500.000 euro (non esce in edicola)
-Roma (a cui è legato anche l'Indipendente) 2.582.000 euro. A Napoli esce in edicola insieme a “Il Giornale”
-L'indipendente (nato come cooperativa falsa 2 anni fa , ha le sovvenzioni perchè ha rilevato un altro giornale che c’era prima) 2.500.000 euro
(il proprietario è lo stesso di Roma)
-Il Denaro 2.380.000 euro
-Napolipiù 1.185.000 euro
-Il Giornale d'Italia 2.058.000 euro all'anno (venduto in alcune edicole a Roma) fa parte del movimento unitario pensionati uomini vivi e collegato alla Lega con la quale ha un accordo (così dichiara il direttore), nel 2004 200.000 euro alla Lega
-La Gazzetta Politica 516.000 euro all'anno
-Il Manifesto è nato come cooperativa (vera) prima che ci fossero i finanziamenti pubblici, ha attinto ai finanziamenti quando la legge ha esteso i contributi alle cooperative: 4.441.000 euro
-Con la stessa formula incassa anche l’Avvenire nel 2004 ha ricevuto contributi dallo stato per 6.000.000 di euro
-“Conquiste del Lavoro” è il giornale della CISL, per prendere il contributo di tre milioni e 300 mila euro, anche loro hanno fatto una cooperativa che detiene il 51% rispetto ad una società controllata dal segretario generale. Il giornale non si vende in edicola, va in abbonamento agli iscritti.

Gli stipendi mensili dei direttori :
-Paragone “LA PADANIA” 5.000 euro
-Menichini “EUROPA” 4-5.000 euro
-Padellaro “L’UNITA’” 9.000 euro
-Ferrara “IL FOGLIO” 8.000 euro
-Polito “IL RIFORMISTA” 9.200 euro.
-Feltri “LIBERO” 15.000 euro
-Belpietro “IL GIORNALE” 9.000 euro al mese più bonus obiettivo
-Polo “IL MANIFESTO” Il direttore guadagna quanto tutti gli altri, sono 1.470 euro al mese
-Il Resto del Carlino ha aperto una campagna contro lo spreco dei finanziamenti diretti ai quotidiani omettendo, però, che il suo editore tra Nazione e il Resto del Carlino, prende più di due milioni e 800 mila euro di finanziamenti indiretti

La fetta più grossa viene distribuita a tutti i giornali attraverso i rimborsi delle tariffe elettriche, telefoniche e postali, e dal 2002 al 2005 c’è stato anche un rimborso sulla carta utilizzata. La legge si chiama “provvidenza all’editoria” e provvede ad elargire milioni di euro anche ai grandi gruppi, quelli che è difficile dire che ne avrebbero bisogno. Vediamo le cifre.

Sommando le voci tra periodici e quotidiani nel 2004 La Repubblica-Espresso riceve 12 milioni di euro, RCS e Corriere della Sera 25 milioni di euro. Il sole 24 Ore della Confindustria, 18 milioni di euro. La Mondadori 30 milioni di euro. Sono contributi indiretti, ad esempio, Il Sole 24 Ore è il quotidiano che ha più abbonati in assoluto, ogni volta che il giornale viene spedito invece di 26 centesimi ne spende 11. La differenza ce la mette lo stato. Nel 2004 ci ha messo 11 milioni e 569 mila euro.

La legge sulle provvidenze per l’editoria dice che un partito può scegliere di ottenere il contributo per un giornale, oppure per una radio. Il Partito Radicale da sempre ha scelto di farsi finanziare la radio. Prende 4 milioni di euro l’anno
La Lega Nord prende 4 milioni di euro per il suo quotidiano, quindi non li può prendere anche per Radio Padania. ma nell’ultima finanziaria spulciando tra i commi c’è uno stanziamento che riguarda il settore della radiofonia a firma di due senatori della Lega Nord, si parla di un milione di euro annuo, a cui possono accedere i soggetti di cui il comma 190 art. 4…chi saranno questi soggetti?
Riguardando esattamente la norma si scopre che queste radio sono Radio Padania e RADIO MARIA!
Radio Maria 1 mil
Radio Padania 1 mil (oltre quelli per il giornale).
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Lun Apr 21, 2008 4:39 am

Innanzitutto una correzione al precedente post: le "alcune cifre" cifre sono tratte dal forum della rai
Questo é l' ultimo, per oggi.

questo è il link alla puntata di Report che si occupò di questo argomento: finanziamento
Riporta esempi a dir poco clamorosi di quel che é successo a partire dall' ultimo
cambio di legge avvenuto nel 2001
se il link non compare... non sará una novità (che frustrazione sti link).


"Maglie sciaguratamente larghe

Il legislatore ha ammesso al contributo non solo le testate edite da cooperative giornalistiche, ma anche quelle possedute a maggioranza da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi scopo di lucro. Conseguenza? Possono avvalersi del contributo anche Avvenire , quotidiano della potente Conferenza Episcopale Italiana, che giuridicamente è una fondazione e si “merita” 6 milioni di euro di contributo (questa e le seguenti somme si riferiscono all'anno 2003), e ItaliaOggi , quotidiano della ClassEditori, gruppo quotato in Borsa, ma formalmente posseduto al 50,1% dalla coop Coitalia, che si ingoia 5 milioni di contributo. Bisognosi? Non diremmo…

Come non sono certo bisognosi i grandi gruppi editoriali che però incassano pure loro ingenti contributi. La legge, infatti, li prevedeva per la carta (fino al 2005), e li prevede per le spese telefoniche e postali. Tali finanziamenti sono erogati “a pioggia” (si parla di contributi indiretti): cioè, ne ha diritto chiunque, al di là di assetti societari e bilanci. Così, il 70% dei fondi pubblici destinati all'editoria (circa 450 milioni l'anno sui complessivi 700 erogati) se ne va nelle casse di grandi gruppi “for profit” come “Editoriale-L'Espresso” e “RCS”. Precisamente, oltre 23 milioni di euro vanno al Corriere della Sera , quasi 20 a Il Sole-24 Ore, oltre 16 a la Repubblica .

Il legislatore ha poi ammesso a contributo anche i giornali di partito. Giusto? Sbagliato? Evitiamo di addentrarci nella risposta (che presupporrebbe un ragionamento più ampio sul finanziamento pubblico ai partiti), limitandoci a rilevare le falle del finanziamento a questa categoria di giornali.

Per ricevere il contributo, il giornale di partito, oggi, deve legarsi a un gruppo parlamentare. Ma ricordiamo che il legislatore ha dissennatamente permesso, fino all'anno 2000, che il contributo finisse anche a quelle testate organi di movimenti politici sostenuti anche solo da due parlamentari italiani. Conseguenza? Si è verificata la moltiplicazione dei “movimenti politici”, esistenti solo nella fantasia di chi ne ha trovato i nomi, spesso davvero pittoreschi. Così, sostanziosi contributi sono finiti a rimpinguare le casse di quotidiani come Il Foglio , organo del movimento politico “Convenzione per la Giustizia” (3,5 milioni di euro di contributo) o Libero , organo del “Movimento Monarchico Italiano” (oltre 5 milioni di euro). Nel 2000, lo scandalo si chiudeva… “all'italiana”: la norma veniva abrogata, ma le testate che avevano già ricevuto contributi in quanto organi di movimenti politici avrebbero potuto continuare a riceverli trasformandosi in cooperative. Tutte più o meno fasulle, e per nulla giornalistiche, ovviamente.

Va poi rilevata la disparità di trattamento oggi esistente tra i giornali di partito e i giornali editi da cooperative, in relazione al requisito delle vendite. I giornali editi dalle cooperative devono vendere almeno il 25% delle copie stampate se testate nazionali e almeno il 40% se locali. Invece i quotidiani di partito non sono sottoposti a questo vincolo, e potrebbero, per assurdo, anche regalare tutte le copie che stampano. E questo nonostante parte del contributo sia erogato proprio in base alla tiratura! Risultato? L'Unità , giornale dei DS, vende 60.000 copie, ma ne stampa più del doppio, per arrivare ad assicurarsi oltre 6 milioni di euro di contributo. Ancora più eclatante il caso di Europa , giornale della Margherita, che vende poche migliaia di copie, ma ne stampa 30.000, arrivando a incassare oltre 3 milioni di euro.

E che dire proprio del requisito imposto alle cooperative di vendere almeno una copia su quattro di quelle stampate? Questo vincolo oggi può essere (e viene) aggirato allegramente: basta vendere sottocosto. Così, ad esempio, l'Opinione delle Libertà , già organo del “Movimento delle Libertà per le garanzie e i diritti civili”, tira 30.000 copie e, per vendere le 7.500 necessarie a papparsi il contributo di 1 milione e 700.000 euro, le piazza sottocosto, a 10 centesimi l'una. Oppure, si esce in abbinamento a testate realmente vendute in edicola, facendo il cosiddetto “panino”: con questo sistema, i quotidiani locali del gruppo Ciarrapico ( Ciociaria Oggi , Latina Oggi e Oggi Nuovo Molise ), che escono in abbinamento con Il Giornale , riescono a garantirsi contributi compresi fra i 2 e i 2,5 milioni di euro.

Maglie sciaguratamente strette

Fin qui, le critiche alle maglie larghe della legge, quelle denunciate da Gabanelli, Lopez e molti altri in questi ultimi tempi. Ma raramente, accanto alla critica alle maglie larghe, si è affiancata l'altrettanto doverosa critica alle restrizioni inserite senza apparente ragione e con grave danno proprio per chi del contributo avrebbe più bisogno.

Partiamo dall'assurdità più grande: per ricevere il contributo, la cooperativa giornalistica deve editare la testata da almeno 5 anni. Non si vede quale cooperativa possa fondare un giornale e tenerlo in vita per 5 anni senza alcun sostegno, con la prospettiva di ricevere, se tutto va bene, alla fine del settimo anno i contributi relativi al sesto anno di vita. Questa norma non è altro che un modo per escludere dall'accesso al contributo tutti i nuovi soggetti. E, assurdità nell'assurdità, se cambi periodicità, riparti da zero. Ovvero, ipotizzando che un quindicinale che già percepisca i contributi voglia diventare mensile (anche per ridurre i costi), dovrà lasciar passare 5 anni per poterli ricevere nuovamente. Dovrebbe invece accadere il contrario. E' proprio all'inizio del percorso che una cooperativa giornalistica dovrebbe poter beneficiare del contributo più cospicuo, che poi potrebbe anche ridursi progressivamente, una volta trascorso il periodo iniziale di 5 anni necessario al rodaggio.

Altra assurdità: per ricevere il contributo, è necessario far certificare il bilancio da una società di revisione iscritta all'apposito elenco della Consob. Se per una testata nazionale questo implica una spesa relativamente bassa, per una testata locale può comportarne una insostenibile.

Dovrebbe esserci una differenza (che non c'è) tra il regime contributivo per le piccole cooperative, locali, e quello per le grandi, nazionali, che tirano più copie e fatturano di più. Questo è ancora più vero se si pensa a un ulteriore requisito che verrebbe introdotto dalla nuova disciplina in materia di contributi all'editoria, da mesi ferma in Parlamento in attesa di essere approvata: si tratta dell'obbligo di avere alle proprie dipendenze almeno 5 giornalisti se testate quotidiane e 3 se testate periodiche. La ragione per cui si è pensato di introdurre questo requisito è di per sé valida: si vuole evitare che il contributo finisca a giornali di poche pagine fatti da redazioni “inesistenti”, farcite di precari e di giornalisti prestanome. Ma è evidente che, se per una grande testata il costo di 5 (o 3) giornalisti non è solo sostenibile ma necessario a confezionare un buon prodotto, per una piccola, magari locale (appunto), sarebbe insostenibile e anche superfluo. Per evitare di finanziare le “redazioni fantasma”, sarebbe meglio, allora fare come suggerito da Mediacoop (l'Associazione nazionale delle cooperative editoriali), ossia variare il contributo sulla base del numero di giornalisti dipendenti assunti dal giornale: più ce ne sono, più sarà alto.
E che dire, infine, dell'ostacolo rappresentato dall'esistenza degli stessi contributi indiretti di cui beneficiano soprattutto le grandi imprese editoriali “for profit”? Si pensi che ben 270 milioni di euro finiscono ogni anno, a pioggia, nelle casse di oltre 7.000 testate, come contributo alle spese postali. Se, come suggerito sempre da Mediacoop, il diritto a tale contributo venisse concesso solo alle imprese che rinuncino alla distribuzione degli utili, gran parte della somma potrebbe essere risparmiata, e servire, ad esempio, a finanziare i primi 5 anni di vita di una nuova cooperativa giornalistica, come si diceva sopra."

A presto.S.
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luisa
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Mer Apr 23, 2008 2:56 am

carissime_i,
le novità sullo scanitiello e varie le ho scritte sul "prossimo incontro..." e non le ripeto. Ora, andando al sodo, questioni apparentemente aperte e da chiudere al più presto:
-abbiamo un megafono?se sì, chi lo porta?
-abbiamo degli attori?se sì, chi li ha avvisati?mi/ci mettete al corrente al riguardo?
-abbiamo uno scanitiello?nel caso probabile in cui io non ne recuperi uno più decente di una cassa della birra rovesciata ( e sarebbe veramente il caso di trovare qualcosa di più decente in assenza di un tavolino) chi lo porta?

-gli articoli li stampate (chi lo fa?) vero?..che poi non ci si ritrovi senza articoli..
-varie ed eevntuali le tengo buone per domani..

p.s. coordiniamoci!!!..perchè o io sono tonta e stralunata (probabile dati i ritmi) o è probabile che ci si ritrovi a dire " ma io pensavo che lo portasse/facesse lei_lui"..

p.s.s non vorrei passare per la rompi palle di turno Wink, solo evitare l'evitabile!

buona-notte fioi!
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livia



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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Mer Apr 23, 2008 3:19 am

a) megafono io+luca (BATTERIE!!!!)

b) leggio chi?

c) attori=noi...domani invio al theaterhausmitte che è anche in fase sovversiva

d) scanna-tiello=pensiamoci

e) testi? tradotti??????

harg.
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Mer Apr 23, 2008 11:29 pm

Un attore giá c' é ed é Steve. l ' irlandese che ha interpretato il secondo inglese nell ' ultima Marie-Johanna von Orleans.
Abbiamo tradotto la piccola introduzione al finanziamento all' editoria.
Per il resto praticamente mi sono attenuto all'ordine del giorno e cioè ognuno traduce il suo,
gli altri sono come stampati-quelli che ho trovato io-
Forse riesco a portare anche Mex ma non prometto nulla (sta doppiando il suo Moby dick).
A venerdì. S.
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Matteo Anastasio



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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Mer Apr 23, 2008 11:56 pm

Ecco la traduzione tedesca dell´articolo di Travaglio (chi lo stampa? stampiamo noi una copia o cosa?) A quanto pare non ci sono altri articoli da tradurre (si diceva che chi avesse propsto articoli dopo domenica avrebbe dovuto anche tradurli per conto proprio.. no?)
tanti saluti, Matteo e Sarah

Kleine Gesetze unter Freunden (Extrakt)
Marco Travaglio entnommen aus l’Unità des 5. April 2008

Es gibt ein Thema, das viele Menschen, und nicht nur die des linken Spektrum, beschäftigt: die Loslösung des Fernsehens bzw. der Medien von der Politik. Die Parteien haben nicht in der RAI (das italienische offentlich-rechtliche Fernsehen) zu suchen! Berlusconi muss entweder aus Mediaset (der größte italienische Privatfernsehenskonzern) oder aus der Politik raus! Das Kartellamt muss eine Grenze setzen: keiner darf mehr als einen Fersehsender besitzen - freier Markt für neue Anbieter. Und jetzt kommen wir zur schlechten Nachricht aus dem Amtssitz des italienischen Ministerpräsidenten: Am 1. April (gäbe es ein besseres Datum?) hat der Ministerrat ein Gesetz für die unmittelbare Ausführung aller Urteilssprüche des europäischen Gerichtshofs von Luxenburg verabschiedet.


Alle Urteile - außer einem, jenem des 31. Januar 2008, das unsere Mediengesetze illegitim erklärt, weil sie Rete 4 erlauben, auf den analogen Frequenzen zu senden, die Europa 7 zustehen müssten, nachdem diese den berühmten Wettbewerb um die nationale Fersehgenehmigung gegen Rete 4 gewonnen hat. Und warum nun diesen Urteilsspruch nicht und die anderen ja? „Weil“ so erklärt die Handel- und Europaministerin Emma Bonino „es nicht eilt. Wenn man eine Lösung dafür findet, dann werden wir sie später nochmal oder mit einer zweiten Gesetzesverordnung in Betracht ziehen“. Später? Eine zweite Verordnung? Aber die Regierung steht kurz vor dem Ende und im Laufe eines Monats, wenn alles schief geht, hätten wir dann die 3. Regierungsphase von Berlusconi. Überlassen wir ihm, dem Besitzer von Rete 4, etwa die Aufgabe, Rete 4 auf Satelliten zu schicken? Was ist das denn, etwa ein Aprilscherz?
Gerade vorgestern gab die Mediaset-Rätin Gina Nieri in der Zeitung Il Sole 24 Ore den italienischen Parteien die Richtlinie vor. Diese Leute sind es derartig gewohnt, sich die Gesetze selber zu schaffen, dass sie auch das letzte Schamgefühl verloren haben. „Nach der allgemein verbreiteten und üblichen Meinung der verschiedenen Grillos und Di Pietros“ sagt Neri „sei Rete 4 illegal, weil es sich die Frequenzen von Europa 7 widerrechtlich aneignet. Das stimmt aber nicht, wie die ab 2003 angenommenen Gesetze bestätigen“. Gemeint sind das sogenannte Rete4-Rettungsgesetz und das Gasparrigesetz, die unter Berlusconi zugunsten seines Eigentums geschrieben aber vom Europäischen Gerichtshof abgelehnt wurden. Dasselbe passierte schon einmal mit dem Maccanicogesetz 1997 und dem Gentilonigesetz wegen der ewig dauernden „vorübergehenden Phase“, in Erwartung des legendären, wenn nicht sagenhaften überall verbreiteten digitalen Fernsehens. Nieri fügt hinzu: „Mediaset hat weder von Seiten der Demokratischen Partei noch von Seiten der PdL Berlusconis etwas zu befürchten“. Im Gegenteil, das Programm der Demokratischen Partei gefällt ihr besonders, „weil es keine Höchstgrenze für die Werbung bei 45% vorsieht“. Also wäre es für Mediaset noch günstiger als das schon sehr milde Gentilonigesetz (das übrigens nie angenommen wurde).

Das ist es, was Uólter (Spitzname von Walter Veltroni, der Parteisekretär der Demokraten) sagen könnte - wobei er Di Pietro Gesellschaft leisten würde, dass Berlusconi und seine Gina nämlich gar nichts verstanden haben: dass das erste Dekret seiner Regierung das Gasparrigesetz dem Erdboden gleichmachen werde, um Italien die angekündigte gigantische Strafe von 300000 € am Tag zu ersparen. Er könnte sagen, dass er die RAI von der Parteien und ihrer Überwachung befreien und die europäischen Urteile ausführen lassen würde, dass er also Rete 4 die Frequenzen entziehen und sie dafür an Europa 7 geben würde.
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Gio Apr 24, 2008 12:06 am

sono qua,

l'articolo in tedesco di Travaglio l'ho stampato io, un centinaio di copie vanno bene?
Complimenti Salto, la roba sul finanziamento pubblico ai giornali di partito é potente, mi hai convinto, togliamo di mano a tutti questi parassiti arroganti la penna e diamoglio un bel badile...

notte
tiziano
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Gio Apr 24, 2008 12:09 am

Vorsicht!

io intendo l'articolo di Travaglio del 15.04.08 sul TAZ, quello che parla della relazione tra risultati elettorali e controllo dei media...
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Gio Apr 24, 2008 12:54 am

Ué gente,
l'articolo di Travaglio del 15.04.08 sul TAZ, quello che parla della relazione tra risultati elettorali e controllo dei media...
postato da Tiziano Venerdì scorso verrà letto da Mex tra le 17:30 e le 18:30 o giù di li, ci ho parlato poca fa al telefono
e glielo ho appena mandato.
A fra poco.S.
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Gio Apr 24, 2008 3:46 am

....allora è servito a qualcosa fargli gli occhioni dolci lunedì e dirgli che l' italia ha bisogno di lui....
notte luki

p.s. mi è arrivata sulla e-mail della redazione una e-mail del verteiler della Humboldt Universitaet che pubblicizzava le nostre lesung...questo significa:il giro di e-mail ha fatto colpo! speriam bene! bravi!
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MessaggioTitolo: Re: Articoli da declamare sullo scannetiello (speaker's corner)   Gio Apr 24, 2008 2:53 pm

Livia lo sai che nessuno ti puó resistere!
Ed ecco il testo che sará letto da Steve:

"Is there a way to value/esteem a country's civilization and culture by viewing it's contributions on how it,
allocates to pluralism of its own information?
If so, we should have a very low opinion of Italy' s civilization.
Imagine we're living in a Land of Information- And we have 10 private firms delegating this information around , And it is, 3 TVs and 7 newspapers..These ten information base of mediums are working and operating inside a free market, There are two ways these agencies can gain from this. One is advertisement space and two is, sales in copies of newspapers.

The agents involved Advertising are only in it for one thing! Television
of course that' s were the cash is at. And in the end
their investments reap great rewards as in the money. Why? because everybody watches tele and very little read the papers.


And so, The 7 newspaper firms are seriously protesting claiming that this type of competition woul surely shut them down
And there would be a consequential loss of pluralism (and a damage to the text of the Constitution)


Therefore the legislator' s first intervention was as follows, to correct the editorial market:
According to the law ,One quarter of the advertising investments must get to the press. But even now these 7 newspapers are weak and worn-out by their hard competitors Television.

Five of these newspapers have quickly find a solution:and to make serious and ridiculous dint in the market and to become more attractive, like their rival's television,

By this point the information becomes a lot more glamorous and transforms itself into a spectacle. or bad show like. Its? Their loud screaming and sensationalism which is steeped and laced with it gossips and gadgets. Its all very damaging to the quality, the important information. The real and valued information has by this stage decrease, but their small minded readers increased. And so the accountant' s accounts squared and to full. . By this so-called way flourishing and perfuming their data for their tiny ears, But I must say they, the publishers, are not complaining

And so with the two newspapers that are left? What about them? What have they done? Well they've decided not to be compromised by this way lack of quality inside their form of reporting and have continue and prefer to give in depth and studied report even though its a lot less attractive for the public, who in fact decreases as well, along with the advertising investments. Which leaves a enormous hole within their budgets So what would the damage be? Well ! what's left? The answer is, The two newspapers would struggle to make themselves heard and strenuously try to avoid the complete destruction and closing down of their paper. And what would this mean? ( the loss of pluralism (and a damage to the text of the Constitution)

So with the second intervention of the lawmakers meant that justice duely serve and so, the two newspapers were within their rights
deserve a public financing, and brings us to the collectivity and their contribution to their existence. Like the existence of public transit or the water service. In other words, they're owed tutelage and security in name of late Victor Hugo' s quoted: “Being not listened to is not a good reason to remain silent”.
Oh for the sake of the pluralism.

So now the financing and publishing world is born from this much needed requirement or should I say exigence for finance those, who have
refuse to deal with their information like you would do with such common trading goods, in order to allow these such subjects previously mentioned to be heard. Now the public financing to the publishing is in itself somewhat far from negative. This is true! and with out it, the only voices who, would remain audible would be the voice of the manufactured and attractive and not so worth while information one. This is subordinate to the rules of the market, regardless to the quality of information.

So it is a, pity with most of our public opinion, saying and condemning the current system of public financing to the editors with great ardour in the end. With their generalization of the system and imprinting a lasting impression. " it's dirty trick brigade!" " We're better off abolish it!"
.Its also unfortunate , that the documented the inquiries about the malfunctioning even the deformation- of these system are in fact running wild, not being preceded here in the preliminary remark which is in according to our opinion, the rightful, the dutiful and essential:remark: the public financing to the editors (if distributed correctly) guarantees pluralism of information
Which brings us to the key ,the unopen door: the question Is not "No!" but "Who?". Who? should benefit?"

Mi dispiace potervelo mandare solo adesso ma dovevo aspettare la versione riveduta da Steve (che poi é questa).Ciao. S.
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