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 Lettera a Carta di Michele Altomeni [Consigliere regionale delle Marche]

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MessaggioTitolo: Lettera a Carta di Michele Altomeni [Consigliere regionale delle Marche]   Gio Apr 17, 2008 3:31 pm

Convintamente dalla parte del torto.
di Michele Altomeni [Consigliere regionale delle Marche]

Ha vinto il Popolo della Libertà, e questo era previsto.
Ha la maggioranza anche al Senato, e questo era
meno scontato, perché così faceva pensare il meccanismo
elettorale. E su questo ha inciso anche la scomparsa
della Sinistra che avrebbe potuto togliere
qualche senatore a Berlusconi. E’ bello vedere che,
come spesso accade, tutti o quasi i partiti sono contenti
del risultato. Tutti hanno vinto. Berlusconi torna
alla guida del paese con una grande affermazione del
«nuovo» partito delle libertà. La Lega dilaga. E dall’altra
parte, anche il Pd ha vinto. Ha vinto al di là delle
sue più rosee aspettative, e lo si percepisce chiaramente
sui volti e nei commenti dei suoi esponenti, sia
nazionali che locali. Il PD sapeva che a queste elezioni
non giocava per andare a governare il paese, e infatti
non su questo ha impostato la sua campagna
elettorale. Quella era una partita chiaramente persa in
partenza ed era inutile provarci. La partita che giocava
il Pd, che sta giocando fin dalla sua nascita, era
l’americanizzazione dell’Italia, la «semplificazione del
quadro». Quindi il vero obiettivo era diventare il
soggetto unico della «non destra!. Probabilmente pensava
di arrivarci per tappe: questa volta la Sinistra
sarebbe stata fortemente ridimensionata, e poi, con
una nuova legge elettorale, sarebbe stata finalmente
eliminata, come avviene nei paesi civili, intendendo
per paesi civili e moderni appunto gli Usa, l’Inghilterra,
la Francia, e la stessa Spagna. Invece il Pd ha stravinto,
perché ha completato l’opera al primo colpo, e
ora la riforma elettorale potrà essere fatta senza problemi
di coscienza, perché non farà che legittimare
quello che il Paese ha già deciso.
Ha vinto anche Di Pietro, che ha incassato un po’ di
voti dei grillini e di quelli che vogliono cancellare La
Casta. E cancelleranno la casta strettamente alleati
con il Pd, che è un partito nuovo e moderno, e non di
casta.
Dentro la Sinistra la sconfitta è un ottimo pretesto per
legittimare ciascuno la propria linea politica, quelli
che doveva essere più radicale, quelli che doveva
essere meno radicale, quelli che non bisognava fare
l’arcobaleno, quelli che l’arcobaleno bisognava farlo
prima, quelli che ci voleva la falcemartello, quelli che
dovevamo parlare di più ai lavoratori, quelli che dovevamo
parlare meno ai lavoratori che ormai non esistono
più, quelli che dovevamo far cadere il governo
Prodi, quelli che non dovevamo intralciare il governo
Prodi, quelli che dovevamo stare più vicini ai movimenti,
quelli che dovevamo stare meno dietro ai movimenti
che tanto poi non ci votano comunque… e via
via così, all’infinito, ognuno con la sua teoria, e con la
sua storia riscritta con i se e i ma.
Io invece penso che una volta tanto dovremmo
prendere atto che quello uscito dalle urne è il paese
reale, quello vero. Che il risultato è quello che la gente
ha voluto. La gente, la grande maggioranza della gente
ha voluto che Berlusconi tornasse al governo
dell’Italia, ha voluto che la Sinistra scomparisse dal
Parlamento, ha voluto un grande partito di non-destra
guidato da un personaggio giovane, moderno e dinamico
come Walter Veltroni, ha voluto dare più forza ai
sentimenti di cui è espressione la Lega, ha voluto
premiare Di Pietro, salvare Casini e cancellare tutto il
resto. Dobbiamo prendere atto che chi vince ha ragione.
Loro hanno vinto. Loro hanno ragione. Noi torto
marcio.
Il paese vuole la semplificazione. Loro hanno semplificato.
La Sinistra ha provato a semplificarsi, facendo di
4 partiti uno schieramento, ma al paese è fregato poco,
perché quella comunque era una complicazione di
troppo. Non serviva, basta il PD a rappresentare tutta
la non-destra d’Italia. Loro sanno come si comunica,
hanno semplificato il linguaggio, sanno dire le cose
giuste al momento giusto, pochi messaggi chiari, slogan
precisi e ben mirati, a seconda del contesto. Noi
invece ancora con questa illusione di spiegare le cose,
il come e il perché, a guardare il risvolto della
medaglia, a indicare le sfumature… Che palle! Loro
sono le forze moderne della semplificazione, noi siamo
vecchi interpreti della complessità. La complessità è
roba dei secoli scorsi, oggi serve altro. Noi siamo fuori
dalla storia, e la storia giustamente ci ha messo fuori
dal luogo della rappresentanza, perché quello che noi
rappresentiamo nel paese non c’è, o comunque è una
piccola minoranza, e se c’è una cosa che la modernità
dice con chiarezza è che per le minoranze non c’è
spazio.
Le minoranze vanno «semplificate». Del resto possono
scegliere con moderna libertà, tra il farsi assorbire e
adattarsi o il ghetto e la lenta pulizia etnica. E ci sono
i soliti intellettuali che cercano di spiegarci che no, in
realtà la modernità è finita, la civiltà cartesiana è al
tramonto, che anche la nuova fisica ci ha mostrato un
mondo diverso, quello della complessità, che andiamo
verso una cultura olistica, non discriminante, che noi
che siamo un po’ complessi interpretiamo il futuro,
mentre i semplificatori sono il retaggio di un mondo
infinito. Ma si sa, gli intellettuali sono ancora più fuori
dalla storia dei Sinistri. Bisognava parlare con
Costantino, con gli Amici e i tronisti della De Filippi,
loro ci avrebbero spiegato il paese, e se poi avessimo
parlato anche con gli operai, quei pochi rimasti, con
gli operatori dei call center, con la gente vera, quella
per strada, che incontri sul treno o al supermercato, ci
saremmo forse accorti che dicono le stesse cose, e che
vogliono questo paese, quello che è uscito dalle urne.
Che c’hanno i cazzi loro e non ci credono più che se ne
esce dandosi la mano, che la soluzione collettiva è
troppo complicata, che prima di pensare agli altri e al
«sociale» [mamma mia che roba vecchia il sociale]
devo prima pensare a me, che ogni giorno devo competere,
come gli animaletti di Darwin, per non essere
estinto… e la simbiosi un cazzo, la simbiosi è per
falliti, per quelli che non sanno competere, e per i
quali possiamo fare un po’ di beneficenza. I parassiti,
quelli sì che c’anno le palle e sanno stare al mondo. Se
li avessimo ascoltati avremmo capito e avremmo
potuto risparmiare una gran fatica e un grande dispendio
di energie, e tante illusioni e le delusioni di ieri
e di oggi. Avremmo potuto fare a meno di presentarci
alle elezioni, prendendo atto che, come cantava Ligabue,
non è tempo per noi. E’ come se un turco viene in
Italia a fare la campagna elettorale e fa i comizi in
turco, scrive i volantini in turco, racconta barzellette
turche… Noi turchi non potevamo che perdere e
sparire.
Per parte mia, ci sono dentro fino al collo. Come
tutti noi veterosinistri non ci avevo capito un cazzo.
Ero convinto che ci fosse un po’ di gente, un po’ di più,
che voleva cambiare, che aveva in testa una società
diversa da quella di Darwin e Veltrusconi. Che non
voleva tornare all’energia nucleare, alla strategia degli
inceneritori, che non vedeva nelle «grandi opere» la
soluzione dei mali italiani, che non crede alle «guerre
giuste-umnaitarie-pacifiste», che non condivideva la
legge 30, la Bossi-Fini, la legge sulle droghe, le privatizzazioni
dei servizi e anche di tutto il resto, la messa
in discussione della contrattazione nazionale e dello
statuto dei lavoratori… … .. E ho preso una cantonata.
L’ho presa in tutti questi anni in cui ci ho creduto e ho
fatto politica con questa illusione. Volevano la semplificazione,
scegliere tra destra e non destra, e poi semmai
trovare all’interno di questa semplificazione i
giusti equilibri, confrontandosi tra persone civili attorno
ad un tavolo, con toni pacati e moderati, perché
la storia non è storia di lotta di classe, ma storia di
persone civili che discutono e si mettono d’accordo, il
padrone con l’operaio, la Coop e l’Esselunga con il
consumatore, il contadino con l’agribusiness, la banca
con il correntista, il Valsusino con la cooperativa rossa
che costruisce la Tav, il Vicentino con il colono americano,
il gay con Ratzinger, l’extracomunitario con
l’ambulante italiano ecc ecc. E noi ancora lì a cercare
il pelo nell’uovo, a rivendicare, a chiedere, a denunciare
come si faceva nell’Ottocento, quando c’erano le
monarchie, la schiavitù, roba ormai finita, cancellata
dalla modernità, dalle sorti luminose della mondo
nuovo in cui viviamo.Ciò che deve accadere accade, ed
è accaduto. Ho sbagliato tutto ed ho perso, cancellato,
travolto dal vanto della modernità.
Questa notte ci ho pensato su, e una vocina mi
diceva: «prendi atto e adeguati. La nostra cultura
occidentale prevede la redenzione. La nostra religione
ha addirittura un sacramento che si chiama confessione
e permette di cancellare i peccati. Anche l’ordinamento
giudiziario riconosce il pentimento. Fai un
esame di coscienza. Ora sai che hai sbagliato tutto, che
hai creduto in cose che non esistono. Ti cospargi il
capo di cenere, ammetti tutte le tue colpe, giuri che
non lo farai più, due ave e patergloria e vai, ricominci
tutto da capo. Ti semplifichi un po’, se ancora vuoi
fare politica un posto per te si trova, aderisci alla
modernità, aderisci al Pd. O sennò lasci perdere, fai
altro, e se hai bisogno di qualcosa sai a chi rivolgerti,
con toni pacati ed educati e niente ti sarà negato». Da
ragazzo ho letto 1984 di Orwell e Il Mondo Nuovo di
Huxley. Orwell mi era più vicino politicamente, uomo
di sinistra ma antistalinista, un po’ libertario. Huxley
invece viene collocato a destra [nel medioevo si facevano
di queste cose, si classificava tutto in destra e
sinistra… che sciocchezze!]. Eppure ho sempre pensato
che avesse ragione Huxley, che ci aspettava il
mondo nuovo e non 1984… Se non li avete letti non
importa, è cultura vecchia, del secolo scorso, oggi c’è
Federico Moccia… Comunque, aveva ragione
Huxley.Insomma, ci ho pensato, e alla fine ho preso
qualche decisione.
Le mie decisioni:
1) Sto bene dalla parte del torto! Non riesco a
semplificarmi perché nella mia testa malata c’è un
mondo complesso. Continuo a credere nelle cose in cui
credevo, e continuo a credere che non si può annacquare
tutto in una marmellata. Continuo a pensare
che la mia visione del mondo sia profondamente diversa
da quella di Walter Veltroni e di chi lo vota.
Continuo a credere che olismo e marmellata sono cose
diverse, che quando «famo a volesse bbene» la piglia in
culo sempre il solito. Insomma, per farla breve, nessuna
redenzione, pentimento, confessione. Resto tra i
peccatori aspettando serenamente [ma con disagio] la
dannazione eterna. Noi che stiamo dalla parte del
torto facciamo comunque un servizio alla società,
serviamo da monito, da esempio negativo.
2) Prendo atto che il governo e le istituzioni non
sono luoghi adatti a quelli come me. Perché una volta,
se eri dalla parte del torto, c’era l’opposizione. I buoni
da una parte, i cattivi dall’altra. Oggi la modernità
richiede che i cattivi non ci siano, e che sia la maggioranza
che l’opposizione siano occupate dai buoni, da
quelli che hanno ragione.
In realtà lo avevo già deciso, per altri motivi, ma ora
ho un grande motivo in più. Finisco i due anni che mi
rimangono qui [se due anni saranno, e la modernità
non dovrà imporsi con più urgenza anche al governo
della regione] e poi mi ritiro tra i miei monti, che sono
un po’ meno moderni, con gli antichi arnesi del contadino,
a zappare il mio fazzoletto di terra, senza Tv,
senza Adsl, senza telefonia cellulare, a costruire due
ettari di quel mondo assurdo che ho in testa, e che se
non si può fare il socialismo in un solo paese, lo facciamo
almeno lì.
E sulla riva del Targo mi siedo e attendo, che ciò che
deve accadere accade. E poi altre cose le farò di certo,
politica in qualche modo, ma più sereno, che incazzarsi
non serve, che a sbattersi ci si ammacca. Che se
c’è una categoria di cui proprio non ne posso più, sono
quelli sugli spalti che fanno il tifo, che sanno sempre
quello che tu devi fare, che hanno tra le mani il registro
della maestra e ti danno i voti, qualche volta
applaudono, altre ti segnano in rosso. Quelli che non
scendono mai nell’arena perché ci si sporca le mani.
Che parlano di casta, dei colpevoli dei mali del mondo,
che i mali del mondo sono sempre colpa di qualcun
altro e mai loro, che invece sono puri e onesti. E sì,
che forse qualche volta hanno pagato in nero il dentista
per risparmiare [ma poi i soldi li hanno usati a fin
di bene], hanno telefonato all’amico primario per
scavalcare la lista d’attesa [mica per fare i furbi, ma
perché loro stavano male davvero], hanno chiamato
l’amico politico per sistemare il figlio [mica per una
raccomandazione, ma perché è sicuramente il più
bravo del mondo e siccome gli altri sono tutti raccomandati
non vorrei che venisse penalizzato], hanno
chiesto al commercialista di sistemare un po’ i conti
[ma mica perché sono evasori, è che se paghi tutto non
ce la fai a tirare avanti]… sì, forse qualche peccatuccio
lo hanno commesso, ma sempre a fin di bene,
quindi la prima pietra sono legittimati a scagliarla. Io
ho sbagliato, io sono colpevole, io me ne vado.
3) Da domani non compro più Il Manifesto. Perché i
compagni del manifesto sono tra quelli che stanno
sugli spalti con il registro della maestria, e mi hanno
rotto i coglioni.
4) Da quest’anno non mi iscrivo più alla Cgil, che non
ha più nulla a che spartire con la parte del torto, e
quindi che vadano liberi e sereni verso il nuovo
mondo. Io mi fermo qui, ad aspettare un sindacato che
stia dalla parte del torto.
5) Da oggi divento più antipatico, molto più
antipatico. Da oggi io non rappresento tutti. Io rappresento
quelli che stanno dalla parte del torto. Gli altri
sono ampiamente rappresentati, e quindi si rivolgano
ai loro rappresentanti, perché l’altra categoria che non
reggo più, sono quelli che votano gli altri [perché sono
realisti e moderni], ma poi su gran parte delle cose
vengono a cercare a te perché «c’hai quella
sensibilità». Io da oggi ho una sensibilità selettiva, e
questa non è una ripicca, è una scelta pedagogica: se
sei antico e vetusto come me io sono accanto a te per
tutto il possibile, se invece sei moderno e riformista,
accomodati, ne hanno eletti di tutti i tipi, ce ne sarà
pure uno che c’à la sensibilità giusta. E sennò toccherà
aspettare il prossimo giro, dopo che ci avremo un po’
meditato su [ma quando mai]! Comunque al prossimo
giro io non ci sarò, perché faccio largo ai giovani, a
quelli che non sono casta, a quelli che sanno fare le
cose come si deve, avanti, c’è posto [ma non venne
nessuno, tutti restarono sugli spalti con la loro pennetta
rossa!].
E ce ne avrei ancora di cose da scrivere, ma già di
parole ne ho sprecate tante, e nella modernità del
2008 i messaggi devono essere chiari e diretti,
semplici. Auguri Italia, un paese finalmente moderno
e, come sogna Veltroni da anni, normale!
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